“L’intera vita di un individuo è l’espressione di un atto creativo”
Mi viene in mente una
mattinata passata a riguardare tutti i lavori espressivi che ho creato negli anni del master. Quanta emozione, quanta meraviglia e quanta gratitudine ho sentito. Tra tutti, ce n’è uno che porto spesso con me: un foglio bianco, al centro del quale partiva una vera e propria fontana di colori — verde, azzurro, arancione — che si espandeva su tutto il foglio. Intorno, parole che descrivevano la mia “arma” personale: grande, luminosa, a volte pesante, a volte leggera, capace di far volare ma anche di far cadere.
Ricordo bene quel momento: eravamo in un laboratorio espressivo ed il tema era riconoscere in ognuno di noi il nostro essere eroe. Vedere ciò che la mia mano aveva creato mi ha toccato profondamente. È stato uno dei primi laboratori in cui sono riuscita a “staccare completamente il cervello”, come amo dire, e ad aprirmi a un’esperienza autentica che mi ha permesso di entrare in contatto con me stessa in un modo nuovo. Creare quel disegno e scrivere quelle parole è stato un vero momento di crescita e arricchimento personale.
Questa esperienza, come molte altre durante i tre anni, mi ha fatto vivere l’unione del counseling alle forme espressive: il counseling espressivo . Si tratta di un approccio che utilizza attività artistiche — pittura, musica, danza, teatro, narrazione, costruzioni, scrittura, disegno — come strumenti per entrare in contatto con le emozioni, i bisogni e le risorse interiori. Non importa il risultato estetico o finale o la tecnica usata : ciò che conta è il processo creativo, il mettersi in ascolto di sé e lasciar emergere ciò che spesso non trova spazio nella vita quotidiana. L’arte diventa così un linguaggio simbolico e sensoriale, capace di comunicare ciò che le parole non riescono a dire, di abbassare le barriere interne e di liberare energie e potenzialità nascoste. Per il counseling espressivo non è importante il risultato finale ma è fondamentale ciò che succede nel mentre, nel mezzo del processo. Ciò su cui si presta attenzione è al processo di auto-conoscenza e contatto intimo con se stessi che il prodotto artistico agevola. Il punto centrale è sul processo creativo in sé, in quanto questo diventa evolutivo se la persona comprende cosa le è accaduto, riconoscendone una manifestazione di sé ed utilizzando quanto emerso per uscirne arricchita dall’esperienza.
Attraverso il counseling espressivo si può scoprire il proprio “regno interiore”, un percorso di auto-conoscenza che unisce il pensiero analitico a quello immaginativo, il sentire al creare. Gli strumenti espressivi diventano mediatori: permettono di elaborare vissuti, emozioni e difficoltà, di rielaborarle in forma creativa e di incrementare la consapevolezza di sé.
Per me, quel foglio bianco e la fontana di colori sono stati più di un disegno: sono stati un ponte verso me stessa, un gesto concreto di autenticità, un esempio di come il counseling espressivo possa trasformare un momento creativo in un’occasione di crescita, consapevolezza e libertà interiore.
