“Questo libro riguarda me, mentre siedo là con quel cliente, a quattr’occhi, partecipando alla sua lotta con tutto l’impegno e con tutta la sensibilità di cui sono capace”

Quando ho iniziato il Master in Counseling, mi sono trovata davanti a un mondo nuovo, pieno di parole, sensazioni, e scoperte. In uno dei miei primi appunti avevo scritto questo: “Apparenza o profondità. Chi sono. Realtà o finzione. Sorrido o forse ho dolori?” All’inizio sembravano solo pensieri sparsi e confusi, ma col tempo ho capito che contenevano già l’essenza del counseling: partire dalla persona, dalla sua esperienza unica e profonda, da ciò che sente dentro, il riconoscimento della persona nella sua interezza, con la sua realtà interiore unica e preziosa.

In un percorso di counseling la persona con cui si lavora viene detta “cliente”. All’inizio non capivo bene questo termine, mi metteva anche un po’ in disagio. Mi sembrava freddo, distante, quasi commerciale, e stonava con l’umanità e la delicatezza che percepivo in questo lavoro. Con il tempo, però, ho compreso che definire il cliente in questo modo significa riconoscerlo come soggetto attivo, responsabile della propria vita, capace di scegliere e di accedere alle proprie risorse interiori. È proprio questa visione della persona – competente, protagonista del proprio percorso – che mi ha fatto innamorare del counseling.

I tre anni di master sono stati un vero percorso di scoperta del ruolo del counselor. All’inizio mi chiedevo cosa facesse concretamente e come potesse aiutare senza perdere rispetto e autenticità verso l’altro. Ho imparato che il counselor è, prima di tutto, esploratore di mondi – il proprio e quello del cliente. Per accompagnare davvero qualcuno, è necessario saper stare con se stessi, conoscersi, accettarsi e prendersi cura di sé. Solo così si può offrire un ascolto autentico, empatico e rispettoso.

Essere counselor significa creare una relazione speciale: adulta-adulta, basata su autenticità, empatia e accettazione incondizionata. Non si danno soluzioni già pronte, non si giudica, ma si facilita la persona a esplorare i propri sentimenti, bisogni e potenzialità, stimolando consapevolezza e autoefficacia. È un processo di accompagnamento in cui il cliente diventa protagonista, e il counselor diventa guida attenta e rispettosa.

Il counseling, così, non è solo una professione: è un modo di stare nel mondo, di considerare ogni individuo come portatore di valore, possibilità e crescita. Attraverso l’ascolto e il sostegno, si aiutano le persone a scoprire ciò che già possiedono dentro di sé, a prendersi cura della propria vita e a vivere con maggiore consapevolezza e benessere.

Torna in alto